Intervista a William Nonnis

Indice dei contenuti

Quale è il vero problema per cui in Italia la tecnologia è indietro rispetto alle altre nazioni?
Se in Italia non si adottano certe tecnologie, rivoluzionarie dal punto di vista sociale e tecnologico, è dovuto al fatto che siamo un popolo conservatore, scettico e diffidente ma soprattutto poco propenso al cambiamento. Questo ha tante conseguenze negative ma principalmente la mancanza di alfabetizzazione tecnologica e soprattutto informatica (DESI 2019 – Digital Economy and Society Index -siamo tra gli ultimi). Speriamo che con le nuove politiche (vedasi la realizzazione del Ministero dell’Innovazione) si dia una grossa mano e spinta verso questa nuova sfida tecnologica che coinvolge soprattutto l’aspetto umano.
Perchè la Blockchain ha molte più difficoltà a venire adottata in Italia rispetto che ad altri Stati?

Sicuramente è dato da un contesto normativo e burocratico che non favorisce le aziende, le startup e tutti quelli che vorrebbero mettersi in gioco e poter realizzare i loro progetti (es. tokenizzazione opere d’arte, asset immobiliari e similari).

Sicuramente lo Stato deve accettare che questo protocollo sia disruptive cioè di rottura e non deve avere paura di perdere il controllo di alcuni ambiti. Anche perché una governance ci dovrà essere ma servirà a vigilare sulla correttezza dei processi e le interazioni tra cittadini, aziende, ecc. attraverso le regole pubbliche e condivise presenti in una blockchain Permissionless.

Quali azioni sta intraprendendo il Governo a sostegno delle società che promuovono o adottano la tecnologia blockchain?
Innanzitutto è stato istituito un fondo di Venture Capital, con l’aiuto di Cassa Depositi e Prestiti, che si occuperà di sostenere finanziariamente le startup innovative che decidono di investire in questa tecnologia. E ancora per le startup, ma anche per le PMI innovative e per gli incubatori, si prevede una riduzione degli oneri.
Tra i tanti benefici di cui è portatrice la Blockchain quale è invece la sua criticità maggiore?

Più che criticità c’è un’aspettativa ingiustificata verso la Blockchain. Ci si aspetta che possa risolvere tutti i problemi del mondo ma non può essere la panacea di tutti mali. Sicuramente darà un supporto importantissimo in primis all’uomo, successivamente alla semplificazione e certezze delle relazioni e degli scambi commerciali. Eliminerà tante inefficienze dovute soprattutto ad entità di intermediazione fiduciaria che ad oggi non hanno più nessun motivo di esistere se non perpetuare il loro essere o lo stipendio dei suoi dirigenti.

Le criticità possono essere riconducibili ad alcuni aspetti legali che vanno definiti, ma sulla certezza della sue potenzialità dubito che qualcuno possa dire il contrario.

Molti considerano la Blockchain la nuova internet. E’ corretto questo parallelo o comunque l’idea che la Blockchain sia un’evoluzione di internet.

Sicuramente la Blockchain è la vera Internet. Quella che doveva essere 20 anni fa lo stiamo vivendo ora con la Blockchain. Questo perché appunto mette in primis la comunità, la condivisione, la responsabilità, la certezza del dato e l’immutabilità. Quindi si, può essere paragonata alla nuova internet per tanti aspetti.

Perchè le persone dovrebbero guardare con occhio positivo alla Blockchain?

Sicuramente perché può darci una grossa mano in termini di efficienza, trasparenza, libertà ma soprattutto di certezze in un momento in cui ne abbiamo veramente poche. In questo momento storico è importante capirne le logiche, le ricadute in tutti gli ambiti di applicazione ma soprattutto le sue implicazioni sociali. Per capirla appieno bisognerebbe conoscerne i meccanismi tecnici e strutturali (la famosa alfabetizzazione digitale) e poi governarla e per non subirla.

Cosa rallenta ad oggi l’adozione efficace della Blockchain nelle filiere agroalimentari?

Attualmente le norme e i vari attori della filiera. E’ importante trovare un modo di comunicare e far capire che non si perderà il lavoro ma si dovrà perfezionare il proprio. Questo perché se utilizziamo le nuove tecnologie per processi vecchi queste non verranno mai applicate. Di conseguenza va rivisto il processo daccapo e la tecnologia va inserita in un processo rivisto e progettato ad hoc.

E’ più difficile far applicare la blockchain in ambito privato o nella Pubblica Amministrazione?

Sicuramente in ambito privato si hanno più possibilità. Come ben sappiamo l’Amministrazione Pubblica è prudente sull’innovazione e sul cambiamento. Vuole e deve capire, poi eventualmente effettua il grande passo (anche se quando fa il passo, in genere, spesso le tecnologie oggetto di studio e di sperimentazione sono ormai vetuste)

Perchè si definisce un purista?

Perché sono coerente con i sani principi del buon Nakamoto del 2008 e credo fortemente in quei principi. L’aspetto fondamentale è coinvolgere la comunità per farle riacquistare fiducia e permettere di ricostruire il patrimonio di capitale sociale che abbiamo dilapidato negli ultimi decenni.

Che emozioni e che tipo di reazione le suscita la parola Hyperledger?

Sicuramente ci rido su. Come molti sanno sono contrario a definire Hyperledger una Blockchain . Questo perché non lo è tecnicamente, in quanto è solo un software basato su DLT (registri distribuiti) e non Blockchain dove la struttura e totalmente diversa a partire da chi partecipa (sulla permissionless tutti possono accedere). In un’architettura HyperLedger è necessario invito dell’amministratore e i singoli processi sono validati da persone scelte dall’amministratore. Questo a discapito della trasparenza e del coinvolgimento libero e democratico di tutti. Quindi purista per me significa essere fedele a principi di trasparenza, libertà, democraticità, condivisione dei dati e delle azioni che coinvolgono la comunità. Da questo punto di vista non ci sono santi in paradiso che possano farmi cambiare idea.

Cos’è il buon futuro per tutti?

In una presentazione di qualche anno fa mentre terminavo l’ultima slide per una presentazione al Ministero della Difesa per la stesura di un progetto sull’energia la stavo chiudendo con un classico ‘Grazie a tutti per l’attenzione’. In quel momento mi sono tornate alla mente tutte quelle espressioni di quelle persone a cui avevo presentato questa tecnologia in altri ministeri, enti, scuole, convegni, seminari ecc. Erano persone spaventate, preoccupate. Mentre io pensavo di portare una ventata di positività e di ottimismo con questa tecnologia l’effetto era l’opposto. Ecco che allora ho pensato di sintetizzare in una frase le emozioni che la Blockchain suscita in me. Ho quindi sostituito quella frase molto istituzionale, ed anche un po’ banale, con lo slogan “BUON FUTURO A TUTTI”. Da allora è inizio questo slogan che è diventato virale ed ha il proposito di infondere fiducia nelle persone, rassicurarle che la tecnologia è amica dell’essere umano, che può dare tantissimi benefici e soprattutto può aiutare in questo cambio di paradigma culturale e sociale di cui tanto abbiamo bisogno.

Penso che il “BUON FUTURO A TUTTI” sarà protagonista e sarà di buon auspicio per tutti. Questo è fondamentalmente il mio piccolo sogno. Un buon futuro di libertà, consapevolezza e responsabilità per TUTTI.

william nonnis
William Nonnis, classe 1982, da oltre vent’anni si occupa di sviluppo software, siti web e web application. Full Stack & Blockchain Developer presso Ministero della Difesa, Membro del Consiglio Nazionale di Italia4Blockchain è considerato tra i 10 Top Influencer Blockchain per MondoCrypto.
Si definisce un purista della blockchain, ma la sua più grande ambizione è quella di divulgare questo protocollo in modo da fornire vantaggi orizzontali alla portata di tutti.